Quanto è lunga una donna? No, non sto parlando della sua gonna

Quanto è lunga una donna? No, non sto parlando della sua gonna

Le parole passano. Quello che insegnano, a volte, rimane.

In questi giorni mi sono fermata a riflettere su alcune parole pronunciate da Antonio Tajani.

Parlando del consiglio che darebbe a un figlio sulla donna da sposare, Tajani ha contrapposto una donna più «affascinante» e appariscente a una donna «meno appariscente», descritta come più affidabile, più seria e potenzialmente una buona madre. Nel suo intervento è arrivato anche il riferimento alle donne con le gonne «un po’ più lunghe».

Dopo le polemiche, Tajani ha precisato di non aver mai voluto offendere le donne e si è scusato con chi si è sentito offeso dalle sue parole.

Non voglio però trasformare questo spazio in un luogo in cui discutere di destra o di sinistra.

Mamme in Cerchio nasce per parlare di noi, dei nostri figli e del mondo che contribuiamo a costruire intorno a loro.

Ed è proprio da mamma che quelle parole mi hanno fatto nascere una domanda.

Che idea di donna stiamo insegnando ai nostri figli?

Non è la gonna, in fondo, il punto.

Il punto è quello che rischiamo di associare a quella gonna.

L'idea che esista un modo di vestirsi capace di raccontare quanto una donna sia seria. Che essere più o meno appariscente possa dire qualcosa sulla sua fedeltà. Che esista persino un'immagine esteriore più vicina di un'altra a quella della “buona madre”.

Ed è qui che, per me, la questione diventa educativa.

Perché i bambini ci ascoltano molto più di quanto immaginiamo.

Ascoltano le parole che utilizziamo per descrivere una donna. Osservano come commentiamo un vestito, un corpo, una fotografia. Sentono i giudizi che esprimiamo magari distrattamente davanti alla televisione o mentre scorriamo il telefono.

E attraverso quelle piccole cose iniziano a costruire la loro idea del mondo.

Una gonna non racconta chi siamo

Io posso indossare una gonna corta o una gonna lunga,posso scegliere un vestito elegante, una tuta, un paio di jeans,posso truccarmi oppure uscire completamente struccata.

Nessuna di queste cose racconta quanto io sia seria,nessuna racconta quanto sappia amare e soprattutto, nessuna può raccontare che madre sono.

Essere madri non cancella le donne che eravamo prima.

Non dovrebbe imporci un nuovo codice di abbigliamento, un nuovo modo di apparire o una versione di noi che gli altri considerano più adeguata.

Possiamo essere madri e continuare a sentirci belle.

Possiamo essere madri e volerci prendere cura di noi.

Possiamo essere madri e avere ambizioni, desideri, passioni e libertà che appartengono soltanto a noi.

La maternità aggiunge qualcosa alla nostra identità. Non dovrebbe sottrarle tutto il resto.

Cosa voglio insegnare ai miei figli

Allora ho provato a cambiare prospettiva.

Mi sono chiesta: se un giorno uno dei miei figli mi domandasse come riconoscere una donna che vale, cosa vorrei rispondergli?

Non gli parlerei della sua gonna.

Vorrei insegnargli a guardare le persone negli occhi quando parlano.

A osservare come trattano gli altri.

A rispettarne le scelte, anche quando sono diverse dalle proprie.

A interessarsi a quello che pensano, a quello che sognano, a quello che desiderano diventare.

E soprattutto vorrei insegnargli una cosa semplicissima:

non giudicare mai il valore di una persona da ciò che indossa.

Perché dietro un vestito c'è una storia che non conosciamo.

Dietro un corpo c'è una persona.

Dietro una donna c'è molto più di ciò che possiamo vedere.

Possiamo rompere il cerchio

Forse essere genitori significa anche questo.

Accorgersi degli schemi con cui siamo cresciuti e decidere quali vogliamo consegnare ai nostri figli e quali, invece, vogliamo lasciare andare.

Non significa pretendere di essere genitori perfetti.

Io per prima so di avere pregiudizi, automatismi e modi di pensare che probabilmente arrivano da molto lontano.

Ma posso provare a riconoscerli.

Posso scegliere parole diverse.

Posso spiegare ai miei figli che una donna non deve dimostrare di essere “perbene” attraverso il proprio corpo.

E posso insegnare loro che il rispetto non dipende da quanto qualcuno sia simile all'idea che abbiamo di lui.

Forse non possiamo cambiare in un giorno tutto ciò che abbiamo ereditato.

Ma possiamo decidere cosa far ereditare a chi viene dopo di noi.

Ed è proprio questo il cerchio che vorrei provare a rompere.

Per crearne uno nuovo.

Un cerchio nel quale i nostri figli e le nostre figlie possano crescere sapendo che il valore di una persona non si misura in centimetri di stoffa.

Perché il rispetto non ha una lunghezza giusta.

E forse un mondo un po' più libero può iniziare proprio da qui.

Da noi.

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